EMOTRICITA'

EMOtricità

E' una forte provocazione alla disattenzione che la società moderna e, soprattutto, la scuola italiana attuano nei riguardi dell'educazione motoria, disconoscendo il potente impatto che questa può avere in età evolutiva, e sui soggetti anziani, specie sull'apprendimento del leggere, dello scrivere e del far di conto. Il gioco è un diritto di tutti  ed è un lavoro "serio" al quale si applica con passione ed entusiasmo.....emozionandosi. L'emozione, infatti, è un importante "fissatore" del vissuto corporeo che crea successivi "ancoraggi" di rinforzo alla personalità dell'individuo. È ora che anche in Italia (attualmente Cenerentola nel mondo per la scarsa attenzione dell'educazione motoria e sportiva) sia rispettata l'età d'oro della motricità (dai 3 agli 12 anni), perché quel che un bambino perde motoriamente in questa età non è più recuperabile, ma sia anche rispettato il soggetto anziano recluso ai margini della società. Bisogna comprendere che i bambini non devono praticare lo sport da piccoli uomini e che il tecnicismo esasperato è assolutamente controproducente proprio ai fini delle prestazioni sportive del domani. Un bambino deve giocare allo sport, ricevendo quanti più stimoli possibili di coordinazione motoria, così da arricchire il proprio bagaglio di schemi motori attraverso una metodologia di insegnamento che prediliga il metodo "deduttivo" attraverso la scoperta guidata e tanto vissuto corporeo sperimentato trasversalmente a prove ed errori, ed ancora prove ed errori, finché "riuscendo" l'emozione "scuote" l'autostima e la "sicurizzazione" del bambino stesso. Nell’anziano questo cambia con l’autonomia e delle regole del fare cercando di organizzare attraverso un percorso emozionale il cambiamento alle attitudini motorie atte a ripristinare le naturali funzionalità motorie del soggetto stesso, anche attraverso l’errore.

Emozione

Mai nulla è stato mosso dall’uomo se non allo scopo di emozionarsi o perché precedentemente emozionato. L’emozione è il fondamento di tutte le azioni umane e se sapientemente “suscitata” sarà la “chiave di volta” di una efficace docenza a beneficio dei discenti.

Motricità

L’educazione motoria contribuisce allo sviluppo di tutte le aree della personalità: oltre ai progressi sul piano fisico e sul piano cognitivo, essa contribuisce alla maturazione emotiva, alla socializzazione degli allievi ed ad un sano agonismo con gli altri.  Il corpo non deve essere considerato una parte dell’individuo da mortificare affinché lo spirito sia esaltato, esso è, invece, la condizione dell’essere al mondo, un valore pri­mario dell’esistenza, uno strumento raffinato che ha contribuito al progresso civile dell’umanità. Il cor­po è una struttura complessa, che pulsa e si muove: il movimento è condizione primaria per la sua funzionalità ed efficienza. Il movimento finalizzato educato non solo soddisfa le esigenze di mante­nimento e sviluppo fisico, ma alimenta e potenzia le altre aree della personalità.  Svolgere attività motoria chiara­mente finalizzata (nel movimento finalizzato rientra il gioco-sport e lo sport destrutturato) significa utilizzare un linguaggio specifico, che, come gli altri linguaggi, consente di esprimere l’interiorità individuale, di realizzare i propri intenti comunicativi e di interagire con gli altri.  L’Attività Motoria è la possibilità gioiosa di misurare l’effi­cienza della propria corporeità, occasione per essere con l’altro, si­tuazione organizzata in cui il singo­lo realizza l’integrazione nel gruppo e apprezza il contributo degli altri per esprimere compiutamente le sue potenzialità.  Per queste ragioni fondamen­tali, e non solo, noi tutti dovremmo apprestarci a rivalutare sostanzialmente l’educazione motoria. Ad esse si aggiungono alcune pressanti esigenze, proprie dei nostri giorni, come quella di salvaguardare, anche mediante l’educazione motoria, la salute del corpo dei giovanissimi, particolarmente per quelli meno fortu­nati, e per quelli che vivono in aree geografiche carenti di impianti e di attrezzature.  Possiamo individuare, primariamente, le seguenti finalità generali dell’educazione motoria:

·   Sviluppare le qualità relative alle funzioni senso-percettive, che presiedono alla ricezione e all’elaborazione degli stimoli e delle informazioni;

·   Sviluppare coerenti comportamenti relazionali, mediante la verifica, vissuta in esperienze di gioco, dell’esigenza di regole e di rispetto delle regole stesse, svi­luppando anche la capacità di ini­ziativa e di “soluzione dei problemi”;

·   Consolidare ed affinare gli schemi motori di base, sia statici che dinamici, che regolano la posizione e il movimento del cor­po nello spazio;

·   Sviluppare le abilità relative alla comunicazione gestuale e mimica, alla drammatizzazione, al rapporto tra movimenti e musica per il miglioramento della sensibilità espressiva ed estetica.  Il  conseguimento di queste finalità concorre alla mi­gliore realizzazione dell’obiettivo specifico dell’educazione motoria: lo sviluppo delle strutture corporee, delle funzioni biologiche e psicologiche necessario per il perfezionamento della motricità dell’individuo.

Possiamo concludendo l’intervento illustrando e suggerendo l'IDEA POTENTE di una concreta trasversalità di insegnamento, attraverso l'educazione motoria, di tutte le discipline sportive, semplicemente giocando e suscitando l'interesse degli allievi. Proporre esempi concreti di come sia possibile insegnare in palestra, per esmpio con una palla, o qualsivoglia attrezzo, anche oggetto di uso comune (bicchieri di carta, fogli di giornali, spago, elastici, etc).

 

Motricità come linguaggio non verbale

Proviamo, solo per un attimo, ad immaginare cosa significhi per noi essere ignorati.

La comunicazione è un bisogno principale, al pari del bisogno di nutrimento: abbiamo bisogno di essere riconosciuti dagli altri, d'avere continua conferma della nostra esistenza.

Ogni uomo ha diritto di comunicare, linguaggio non verbale- opportunamente calibrato, costituisce uno strumento di notevole potenziale.

In genere distinguiamo tra linguaggio verbale (parlato) e non verbale (musicalità della voce mentre parliamo, espressioni del viso, sguardo, fisiologia, atteggiamenti o movimenti, postura…..).

Normalmente diamo molta importanza al linguaggio verbale fino a pensare, probabilmente, che comunicare significhi solo parlare.

A differenza del linguaggio verbale, quello non verbale, dal punto di vista ontogenetico, è di carattere universale, poiché appreso naturalmente da ognuno di noi fin dal concepimento attraverso l'esperienza intrauterina e dopo la nascita nel rapporto madre-bambino. L’essere umano, al suo apparire sulla terra, infatti, si è inserito nel mondo dei suoni: il pianto del neonato, il grido dell’uomo in lotta, l’urlo di furore, di gioia, di sorpresa.

Il linguaggio corporeo non è alternativo, ma complementare agli altri linguaggi. In combinazione, ad esempio, con il suono e la musica, può essere utilizzato per le rappresentazioni sceniche e le attività di drammatizzazione, oltre che di supporto per l’acquisizione di una importante qualità coordinativa che è il ritmo.

Come ogni altro linguag­gio, verbale e non verbale, la motricità adempie a due funzioni: l’espressione e la comunicazione.

La motricità è espressione poiché rivela un certo modo di essere del­la personalità, estrinseca bisogni, emozioni, sentimenti, pensieri. In quanto espressione, la motricità è attività gratuita, mera manifestazio­ne soggettiva, non orientata a sta­bilire rapporti con gli altri.

La funzione di comunicazione si evidenzia quando la motricità è espressione per altri, quando cioè si palesa l’intenzione del soggetto di trasmettere messaggi mediante specifici comportamenti motori.

La nostra relazione con gli altri “passa” soprattutto attraverso la comunicazione non verbale, per lo più inconscia e, perciò, involontaria: attraverso il tatto, la mimica facciale, l'espressione dei nostri occhi, l'intensità e la modulazione della voce, la gestualità, il nostro modo di porci.

In tal modo ogni individuo può usufruire di una vasta gamma di valide modalità per esternare quanto urge nel proprio intimo e per porsi in contatto con gli altri. Naturalmente, secondo le proprie attitudini, ognuno tende ad utilizzare con maggior frequenza e soddisfazione un particolare tipo di linguaggio (verbale, mimico-gestuale, grafico-pittorico-plastico e musicale), ricorrendo più di rado agli altri. È, quindi, importante favorire, dall'infanzia, una certa dimestichezza con tutti i mezzi espressivi e, soprattutto, non privilegiarne uno in modo assoluto, trascurando gli altri. 

 

Attività motoria e sportiva in età evolutiva e nella terza età

L’attività fisica in età evolutiva e nella terza etàè definita come un processo multifattoriale le cui ripercussioni possono insediarsi nella dimensione fisica, nella dimensionepsico-sociale o nella dimensione cognitiva di una persona ed è attualmente legato al concetto dicondizione di salute e benessere.

Si è evidenziato, adesso, il ruolo fondamentale che rivestono le attività motorie e sportive per lo sviluppo di tutte le dimensioni della personalità sia i benefici che la pratica di attività motorie e sportive, regolari e moderate hanno sullo stato di salute dei bambini delle persone anziane.  L’attività motoria e sportiva concorre a migliorare lo stato di salute dei bambini e degli anziani poiché, se utilizzata come fattore preventivo, secondario e terziario, riduce il rischio di insorgenza o l’associazione di altre patologie. Tale assunto riveste particolare importanza se le condizioni di salute e la condizione fisica risultano essere al di sotto della norma e le cui abitudini e stili di vita li fanno rientrare nella popolazione dei sedentari. Essi, pertanto, sono soggetti più di ogni altro ad entrare nel circolo vizioso della sindrome ipodinamia-ipocinesia che produce una diminuzione delle funzioni fisiche e fisiologiche, un difficoltoso adattamento allo sforzo e la perdita di autonomia con conseguente isolamento sociale.

Nel dominio “partecipazione ed interesse” si affrontano il concetto di Capacità (che indica il più alto livello probabile di funzionamento che una persona può raggiungere nelle attività e nella partecipazione) e di Performance (che descrive quello che l’individuo fa nelle sue situazioni di vita).

Questi concetti sono trasferibili nell’ambito educativo perché gli allievi sono chiamati giornalmente ad esprimere le loro capacità e le loro performance in termini di competenze che, se non adattate o personalizzate ai bisogni, alle potenzialità e ai ritmi di ciascuno, rischiano di creare delle limitazioni nelle attività e delle restrizioni nella partecipazione, producendo un ulteriore gap per il soggetto poiché non gli sarebbe consentito partecipare ed essere coinvolto nelle situazioni che vive, tanto quanto i suoi compagni a sviluppo tipico (attività motoria sportiva di gruppo). In questo dominio, attività e partecipazione, è presente un intero capitolo riguardante la mobilità in cui si ritrovano gli schemi motori di base (tirare, spingere, afferrare, lanciare, camminare, strisciare, salire, ecc.), considerati quindi dei prerequisiti per l’autonomia motoria personale e sociale.

 

L’attività motoria e il processo educativo (Educazione Sportiva)

L’istanza del riconoscimento e della valorizzazione delle diverse situazioni individuali impone che le scelte dei Docenti siano pensate ed agite in base alle caratteristiche degli allievi. Gli effetti della personalizzazione dei percorsi formativi adatti e adattati alle capacità e abilità degli alunni consentono di diminuire la discrepanza tra gli obiettivi, le capacità e le abilità degli alunni, aumentano l’interesse e la motivazione e rafforzano l’autostima e l’autoefficacia. Le esperienze motorie per essere considerate significative dovranno essere però graduate per difficoltà e quindi rese accessibili a tutti. Al contrario, esperienze motorie con difficoltà molto elevate produrranno uno stato di demotivazione e faranno nascere sentimenti di incompetenza: fallimenti ripetuti, com’è noto, alterano il processo individuale di autostima.

La personalizzazione dei percorsi didattici implica anche scelte organizzative e didattiche riguardanti l’adattamento di: spazi/ambienti, attrezzi, durata, intensità e frequenza relative sia alla quantità del compito motorio sia alla quantità di somministrazione degli stimoli nel compito motorio, intervalli tra i compiti motori, difficoltà esecutiva dei compiti motori, varietà, gruppi, regole, tempo di impegno motorio, modalità di verifica e valutazione, diverse ma complementari. L’organizzazione variabile delle attività (esercizi individuali, a coppie, in gruppo, circuiti, staffette, percorsi, giochi di durata e complessità variabile) e l’utilizzo convenzionale e non convenzionale di piccoli e grandi attrezzi, consentiranno al Docente di adattare i compiti motori a seconda delle necessità e delle possibilità degli alunni e agli alunni di essere comunque impegnati in attività che prediligono di meno rispetto ad altre. L’utilizzo complementare di metodi deduttivi e induttivi, l’integrazione di stili di insegnamento riproduttivi (didattica mediata dal docente) e produttivi (didattica mediata dall’allievo) e di strategie didattiche appropriate rispetto agli obiettivi, alle caratteristiche, ai tempi e agli stili di apprendimento degli allievi, al contesto, al tipo di compito,  favoriranno, in modo graduale, progressivo e sequenziale, il processo di insegnamento-apprendimento e l’acquisizione di competenze disciplinari e trasversali.