Educabilità dell’uomo

Negli ultimi anni, alla scuola e alla famiglia, ritenuti i modelli educativi per eccellenza, si sono affiancate altre agenzie educative (associazioni sportive, ricreative, culturali) che oltre a perseguire specifici scopi, esercitano  anche finalità educative.

D’altra parte, già nel 17° secolo Comenio riteneva che l’educazione dovesse procedere dalla nascita fino alla morte, ma solo nella seconda metà del 20° si afferma l’idea di “educazione permanente” e di “società educante” con istanze educative anche extrascolastiche. Ecco quindi che alle tradizionali figure educative degli insegnanti e dei genitori si affiancano: educatori professionali, animatori, formatori, ecc.

Naturalmente, oltre alle competenze specifiche relative all’ambito in cui operano, dovranno avere un comune denominatore: puntare intenzionalmente e progettualmente alla crescita e al miglioramento della persona informazione. Sarebbe importante poter integrare questa pluralità di interventi al fine di intervenire in modo unitario; ecco quindi la necessità di organizzare servizi educativi che possano realizzarsi:

  • • nell’ambito della vita delle singole persone
  • • sul territorio
  • • all’interno dei servizi
  • • tra i diversi servizi

Ma prima di parlare di queste figure bisogna stabilire se l’uomo è educabile e in che modo.

Nel corso della storia varie teorie sono state formulate, ma nessuna è stata capace di rendere conto in maniera compiuta del divenire dell’uomo.

Già Aristotele (300 a.C.) in alcuni scritti elaborava consigli pedagogici che avevano l’intento di educare, per lui il percorso esistenziale ha un fine ben determinato: tendere alla perfezione, e quello a cui dobbiamo tendere lo troviamo in noi; inoltre è uomo solo colui che agisce secondo ragione.

Rousseau (‘700) conferma l’esistenza di un nucleo centrale come Aristotele ma sostiene, provocatoriamente (in contrasto con il metodo dell’epoca) che l’educazione deve essere spontanea, senza i condizionamenti che vengono dalla società, l’educatore deve solo fornire degli stimoli, nulla è insegnabile perché tutto deve essere scoperto dal soggetto in-formazione.

Dewey (inizio ‘900) sviluppa ulteriormente questi concetti affermando che l’educazione deve essere la realizzazione di ciò che l’uomo è, deve essere spontanea, ma è necessario che sia anche attività sociale; non solo relazione con la realtà, ma relazione con gli altri.

Nell’ultimo secolo varie teorie si sono succedute a cercare di spiegare questa educabilità, a partire dalla teoria dell’apprendimento secondo cui è l’ambiente a modellare il comportamento.

Watson dice che con una scelta oculata è possibile programmare la professione futura di un essere umano indipendentemente dalle sue predisposizioni.

Skinner parla del condizionamento operante tramite il rinforzo: il comportamento è opera per ... invece di risposta a .., e progetta macchine per insegnare.

Bandura sottolinea come le persone formulino delle regole sulle quali formare le azioni future osservando le proprie azioni e quelle degli altri (apprendimento sociale).

Secondo i cognitivisti fin dalla nascita la mente è fornita di strumenti capaci di elaborare le informazioni che le arrivano, è riconosciuto il ruolo dell’ambiente, ma bisogna rispettare gli stadi di sviluppo propri di ciascuna età (Piaget).

Per la psicoanalisi (Freud) esiste un antagonismo tra le pulsioni, in special modo sessuali, e l’ambiente esterno, in particolare le pressioni educative dei genitori; l’uomo diventa nevrotico quando è incapace di sopportare le frustrazioni imposte dalla società.

Secondo Erikson queste pressioni procurano delle crisi che se superate positivamente rappresentano un passo avanti verso la maturità, se non risolte in maniera adeguata lasciano residui nevrotici.

Per la psicologia umanistica (Maslow) negli esseri umani c’è l’esigenza innata di autodeterminarsi solo quando siano stati soddisfatti i bisogni più elementari (piramide di Maslow).

Infine, per Rogers, l’educazione dovrebbe consistere nell’ E-DUCERE (trarre fuori)

Tutte le teorie concordano nel ritenere che l’uomo sia modificabile in seguito all’intervento di educatori, e alle influenze ambientali: questo viene definito come EDUCABILITA’.

L’uomo quindi non è solo un essere che si sviluppa a causa di fattori biologici e ambientali, ma è in-divenire, prende forma all’interno di un processo relazionale cogliendo dalle occasioni educative un modello, una norma, a cui fare riferimento (o trasgredire, infrangere).

L’uomo cresce quando si trasforma seguendo un ordine che non necessita di scelte (caratteri fisico-biologici), diviene quando il suo sviluppo tende a realizzare una forma che sente e riconosce quale suo ideale. Se vissuta come costrizione l’educazione si riduce ad addestramento.

Competenze dell’Educatore Sportivo

Per Competenza si intende la capacità di agire in modo efficace in una situazione precisa.

Nella scienza dell’educazione è competente chi possiede la capacità di interpretare la realtà in termini educativi, elaborare risposte capaci di incidere sulla progettualità educativa del singolo e del gruppo, chi si pone una domanda educativa e cerca di dare una risposta non solo dettata dal buon senso, ma basata sulla scienza dell’educazione. Secondo Wittorski è qualcosa di provvisorio, in costruzione, deve quindi rappresentare il punto di partenza e non di arrivo della professionalità educativa.

Abbiamo tre livelli di competenza:

1) specifica: data dai vari profili professionali

2) trasversale: saper apprendere, aggiornarsi, essere aperti ad accogliere nuove proposte, assumere rischi, tollerare le frustrazioni, disponibilità al cambiamento, essere creativi.

3) di base: saper osservare, ascoltare, indagare, organizzare, gestire la complessità, lavorare in gruppo, animare, essere promotori di una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza che passa consacrandosi in uomo vissuto e scoprire la saggezza come forma motoria ed educativa nella fase della senescenza. 

saper comunicare utilizzando più codici:

primari: linguistici

affettivi

sociali

etici

secondari: cinesici (non verbali)

prossemici (gestione dello spazio)

prosodici (variazione del tono di voce)

saper costruire la relazione

Per Toupin la competenza è fatta di:

Materia conoscenze che possono essere acquisite

Energia atto creativo del soggetto che opera

Senso M ed E devono essere sintetizzate dall’educatore che dà loro una direzione, un senso

Al soggetto competente non si chiede la semplice acquisizione, ma l’interiorizzazione delle conoscenze, per far si che sappia agire in determinate circostanze. Egli deve essere in grado di proporre dei progetti (non programmi da eseguire ma gestione del futuro) di cui si possono dare i fondamenti, ma la parte operativa è lasciata agli educatori: un progetto prevede il cambiamento in corso.

Relazione educativa

Relazionarsi con altri non indica necessariamente intrattenere relazioni educative, affinché questo si verifichi occorre che i due soggetti partecipino attivamente con proposte, progetti, ecc., senza sovrapposizioni né condizionamenti; i ruoli devono essere rispettati.

Secondo Bujold la relazione educativa si costruisce con l’altro e per l’altro, e segue alcune tappe di sviluppo:

- precontatto

- coscienza dell’altro

- contatto

- impegno

- intimità

- deterioramento

- affrancamento o dissoluzione

Secondo Dewey la relazione educativa è:

- interattiva: prevede almeno due soggetti

- contestuale: si svolge in uno specifico ambiente

- situazionale: si sviluppa nel tempo

- transazionale: i due soggetti sono sempre presenti con il loro peso e la loro personalità

Può essere motivata da:

- bisogno

- gratificazione

- normatività

- condivisione

- preferenza.

Spesso la relazione educativa sfocia in relazione normativa (uno comanda, l’altro esegue), è educativa se si tratta di regole di cui il soggetto in-formazione ha bisogno per strutturare la propria identità; in genere andrebbe comunque fatta salva la reciprocità. L’intervento educativo dovrebbe sempre partire dall’asimmetria, passare attraverso la complementarietà, per giungere alla reciprocità. A seconda della situazione l’Educatore dirige (fa da guida) segue (lascia che il soggetto si apra la strada da solo) o accompagna (avere coscienza che vivrà qualcosa che non possiamo immaginare in anticipo). In questo modo l’autorità, anziché inibente, è responsabilizzante.

E’ essenziale entrare in empatia con l’altro, penetrare nell’esperienza altrui sentendo le sue emozioni come fossero nostre, senza essere intrusivi; vale a dire rispettare il suo mondo interiore.

L’intrusività è sempre una violenza nei suoi confronti, anche quando pensiamo di agire per il suo bene. La R. E. è fatta di comunicazioni verbali e non verbali, ma anche di silenzi.

Il silenzio può essere una preziosa risorsa educativa: è premessa all’ascolto, lascia spazio all’altro, ma può anche esprimere situazioni di disagio (psicologico, cognitivo, sociale, affettivo).

Nella R. E. sono inevitabili momenti di conflittualità, essa si manifesta nell’infanzia e accompagna l’uomo per tutta la vita, quindi non va aggirata ma affrontata e serenamente gestita, in quanto obbliga a venire allo scoperto, ridefinire le proprie idee, i propri traguardi.

PROGETTO EDUCATIVO

Il progetto educativo non è un oggetto fossilizzato, ma vive continuamente nella sua messa in pratica ed esplicitamente chiede che il suo contenuto sia sempre messo in discussione